All'Archeodromo l'archeologia che vive

Archeostorie. Magazine of Public Archaeology

Giovedì 21 Gennaio 2016

di Francesco Ripanti | foto di Alessandro Carabia
Lo scorso sabato 16 gennaio l’Archeodromo di Poggibonsi si è allargato con l’inaugurazione del secondo lotto. Per chi sente per la prima volta questa strana parola, Archeodromo, il modo migliore per ricordarsi cosa significhi è semplicemente pensare a un’archeologia che si fa viva e che si racconta, portando le persone a interagire con un passato ricostruito scientificamente con i metodi dell’archeologia sperimentale.

Due solenni cerimonie funebri a pochi minuti una dall’altra. Prima un longobardo, poi un franco, due storie diverse ma lo stesso capannello di persone, in silenzio, per non perdersi un movimento. I defunti vengono adagiati dolcemente nel loro ultimo giaciglio, gli oggetti che porteranno nell’aldilà disposti meticolosamente ai loro fianchi, gli ultimi riti celebrati. Le rappresentazioni si concludono, si torna nel presente: i due officianti sono Gabriele Zorzi, presidente dell’Associazione La Fara, e Vittorio Fronza, ricercatore di Archeologia medievale all’Università di Siena. Hanno il pubblico dalla loro ma non è facile approfondire con parole semplici e coinvolgenti la scena appena conclusa, spiegare il salto di 150 anni circa tra i due funerali e dare qualche dettaglio in più sugli oggetti. Ma basta dare uno sguardo al vicino villaggio e l’immersione nel passato è più diretta.

A Poggibonsi gli archeologi dell’Università di Siena, in collaborazione con il Comune, la società Archeotipo e grazie a un finanziamento Arcus di 39000 euro complessivi per tramite della Fondazione Musei Senesi, stanno ricostruendo un villaggio di IX secolo, l’epoca di Carlo Magno, lo stesso villaggio altomedievale scavato lì vicino, tra gli anni Novanta del secolo scorso e i primi anni Duemila, nell’ambito delle indagini che hanno portato alla luce la successiva Podium Bonitii.

Delle diciassette strutture riconosciute durante lo scavo, a oggi è possibile entrare nella cosiddetta longhouse, la grande capanna di 140 mq del dominus del villaggio aperta da ottobre 2014 e, dopo l’ultima inaugurazione, in un’altra abitazione che doveva accogliere un’intera famiglia. Questo secondo lotto, che oltre la capanna comprende anche un pollaio, una staccionata, olivi e alberi da frutto (provenienti dal vivaio banca del genoma della Provincia), ha richiesto circa un mese di lavoro da parte di una squadra di quattro persone, tutti archeologi.
Allo stesso modo gli abitanti che popolano il villaggio sono quasi tutti archeologi. Si possono già conoscere visitando il sito internet; ognuno di loro ha un nome, svolge un mestiere (attestato dallo scavo) con abilità ben definite. Razo è il dominus del villaggio, Teupala il correggiaio, Johannes il falegname e così via. Non sono sempre tutti presenti nel villaggio, ma ruotano a seconda dei giorni e degli eventi per i quali la struttura è aperta. I suoi abitanti viaggiano idealmente nel medioevo, e quando tornano alla longhouse raccontano le storie che hanno vissuto intorno al fuoco. Storie che riescono a coinvolgere e informare il visitatore, mai accadute nella realtà ma assai verosimili.

La storia dell’Archeodromo è iniziata proprio per la volontà degli archeologi di far vivere al pubblico quello stesso sito che loro hanno scavato. Credono che la rievocazione storica e la living history siano modi di comunicazione del proprio lavoro capaci di coinvolgere le persone ma anche di fare da traino per l’economia locale. E non hanno intenzione di fermarsi. “E’ un successo trasversale: in un anno abbiamo contato circa 20000 visite, escluse le scuole” spiega Marco Valenti, docente di Archeologia medievale all’Università di Siena e responsabile scientifico del progetto. “L’Archeodromo è diventato un motivo per venire a Poggibonsi anche da fuori della Toscana. Tra fine 2014 e 2015 la Valdelsa ha registrato una crescita di presenze turistiche, persone che passano la notte in regione, dell’1,8%, mentre Poggibonsi è cresciuta del 10/11%.”

Punto di forza del progetto è anche la strettissima collaborazione e unità di intenti con il Comune: dall’aiuto logistico per tutta la parte amministrativa e burocratica alla ricerca di nuovi finanziamenti per costruire i prossimi lotti, la sinergia è totale. All’inaugurazione di sabato sia il sindaco David Bussagli che l’assessore alla cultura Nicola Berti hanno rimarcato la centralità dell’Archeodromo per Poggibonsi e il loro sostegno per fare in modo che il progetto possa proseguire. Allo stesso modo sia il rettore dell’Università di Siena, Angelo Riccaboni, che Valentino Nizzo della Direzione generale musei del Ministero per i beni culturali, hanno evidenziato quanto l’esperienza dell’Archeodromo sia importante nell’ambito della ricerca di modalità sempre nuove di fare economia della cultura ma anche di rapporto con il territorio, di relazione con le persone, di risposta al loro bisogno di cultura e di costruzione di identità.

Quanto a coinvolgimento partecipativo ed emotivo, è stato sufficiente osservare le espressioni delle persone che sono giunte al Cassero, notare la loro curiosità nelle domande rivolte agli abitanti del villaggio, leggere i molti commenti sui social network.
Però, visto l’eco diffusa e l’ampio sostegno raggiunti dal progetto, perché non coinvolgere direttamente il pubblico nei lavori di ampliamento del villaggio come anche nella rappresentazione della vita quotidiana? Sempre con modalità ben definite e sotto il controllo degli archeologi, questa forse è un’ultima parete da scalare per trovare la giusta frequenza e aumentare il volume del coinvolgimento della gente, per farla partecipare non solo come spettatori ma come veri e propri protagonisti della vita del villaggio, ognuno con il proprio nome di IX secolo. Sarebbe una bella sfida, magari da affrontare in futuro quando il villaggio sarà più esteso e necessiterà di più abitanti.